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Ogni storia che ho raccontato mi ha detto qualcosa del Ghana: il diario di Amedeo

Pubblichiamo il diario di Amedeo, 29 anni, communication officer volontario del VIS in Ghana:

Sono arrivato in Ghana ai primi di luglio, con quella miscela di curiosità ed emozione che credo accompagni sempre chi lascia la propria casa per andare a lavorare altrove. E non un altrove” qualsiasi. Non ero mai stato in Africa subsahariana e, accolto presso il Don Bosco Technical Institute di Ashaiman – ad una ventina di chilometri dalla capitale Accra – mi sono occupato di diverse attività nel ramo della comunicazione presso l’ufficio locale del VIS. 

n particolare, il mio compito era raccontare: scrivere articoli, curare i social media, documentare quello che il VIS fa ogni giorno in questo Paese insieme ai Salesiani di Don Bosco. Non immaginavo quanto, per farlo bene, avrei dovuto prima di tutto ascoltare le storie attorno a tutte le attività che poi avrei aiutato a completare.

Le prime settimane sono state un susseguirsi di date da segnare in agenda e luoghi nuovi da imparare a pronunciare. A metà luglio in occasione del World Youth Skills Day, mi sono reso conto, componendo quelle righe, di quanto i numeri sull’occupazione giovanile in Ghana smettessero di essere astratti non appena avevo un nome, un istituto, un progetto a cui agganciarli. Il giorno dopo sono stato al Ghana Solar Center, nel compound di Ashaiman, dove lavorano decine di giovani impegnati pure nelle attività della scuola tecnica. Tanti i ragazzi e le ragazze, poco più giovani di me, lavorare con sicurezza su impianti fotovoltaici.

Il pomeriggio si rientrava spesso in sede, per un pranzetto con Erika e Laura: gobe (fagioli con platano fritto) o jollof (riso con pollo) – due “must” della cucina ghanese.

Ho poi seguito con il capo missione Paolo e il project manager Davide il mio primo coordinamento regionale del progetto “SEE”: tavoli, sigle, acronimi che all’inizio mi sembravano un’altra lingua e che con il tempo sono diventati familiari. Da lì in poi il ritmo si è fatto serrato. A Odumase, nel Nord Ovest del Ghana, ho collaborato nell’ambito dell’Open Day promosso dal VIS. Poi visita a Nsoatre, dove il nostro team ha organizzato una Job Fair, con i ragazzi dei dipartimenti della scuola tecnica – dal fashion design all’idraulica, alla fabbricazione di mobili … Una giornata che ricordo come una delle più belle di questi mesi, tra gli stand di sartoria, cucina, meccanica, ognuno con ragazzi orgogliosi di mostrare cosa sapevano fare con le proprie mani.

Vedere i giovani all’opera mentre scavavano una trincea per posare dei tubi insegna più cose sulla dignità del lavoro tecnico di quante se ne imparano all’università. In agosto, ad Afienya, “ho visto oltre trecento studenti sfilare per strada cantando e ballando: non dimenticherò facilmente quella marcia di cinque chilometri, l’energia contagiosa di quei ragazzi che portavano avanti, letteralmente in strada, l’esempio della loro operosità.

Il Job Fair e l’Open Day nella stessa scuola, qualche giorno dopo e poi l’aggiornamento sul progetto “INSPIRE” – “fratello” del progetto “SEE” – hanno chiuso un mese di agosto che definirei il più denso della mia esperienza qui. Verso fine agosto ho avuto la possibilità di raccogliere la testimonianza di padre Sokuu, preside del Don Bosco Technical Institute di Sunyani. Lo spirito salesiano – formare “buoni cristiani e onesti cittadini” – mi ha ricordato perché questo lavoro ha sempre un volto umano dietro. Lo stesso si può dire delle belle conversazioni con Padre Roberto, una vita in Africa, che davanti ad un caffè Lavazza – uno dei rari lussi che i cooperanti portano dall’Italia – mi raccontava delle sue missioni.

Guardando indietro a questi mesi, come sempre si dice in queste occasioni, la fotografia che porto con me è quella scattata con i ragazzi dell'istituto tecnico di Nsoatre. Sorridenti, fieri, con il futuro negli occhi. E un futuro migliore, diciamolo, anche al sistema della cooperazione internazionale, che purtroppo fa poca notizia in un mondo, pare, funestato da brutti eventi. Quella foto mi sembra racconti meglio di ogni articolo o post cosa significhi, per questi giovani, costruire un futuro con le proprie competenze. In conclusone, il diario che avrei voluto scrivere dovrebbe essere molto, molto più lungo per ripercorrere tutti i momenti felici trascorsi anche con lo staff locale, da Lorretta a William, da Eric a Clement, da Tetteh a Raphael. Il consiglio a chi sta in Europa? Aprite i vostri orizzonti e chi può venga … Anche solo per poco a capire un mondo più reale di tanti che ci circondano.